Quante volte mi sono sentita porre questa domanda:

“qual’è la tecnica più giusta?”

Ebbene, non c’è una tecnica più giusta. Si presuppone che tutte le tecniche vocali siano orientate verso un canto libero, espressivo e soddisfacente e lavorino verso l’obiettivo  dell’igiene vocale e professionale.  Sì, ma quale tecnica scegliere?

La tecnica da scegliere dipende innanzitutto dalla propria Vocalità Naturale. Ogni corpo fisico, postura, atteggiamento, dà un suggerimento per la scelta della tecnica corretta da seguire. Ma non è solo il corpo a “decidere”, è il contesto in cui questa persona nasce e vive, la sua lingua, il suo dialetto, e la sua modalità di stare al mondo, ossia il modo che la persona ha di vivere le sue emozioni. Il canto, come abbiamo già potuto osservare più volte, è lo strumento più importante e più a portata di mano, per fare uscire dal nostro corpo fisico le emozioni trattenute che normalmente, non siamo in grado di fare fluire attraverso le nostre parole e azioni del quotidiano.

Ma chi è che decide quale tecnica è la migliore per me? Innanzitutto, se non abbiamo obblighi professionali prestabiliti, è la Legge di Attrazione a mettersi in atto. Mi lascio attrarre dalla persona/insegnante e dalla tecnica che sento più mia, o in ogni caso vado verso un certo tipo di consapevolezza che in quel momento è utile alla mia Vita, e la mia Vita lo sa, forse la mia mente non lo capisce, ma la mia Vita sa bene cosa le serve, al di là dello studio del canto. E se sono piccolo, rimane comunque in ambito familiare, perché la scelta la fanno i nostri genitori.

Poi c’è la responsabilità del Vocal coach. E questo è un argomento molto delicato e molto relativo. Ci sono insegnanti che sposano una tecnica e quella insegnano tutta la loro vita. Solitamente parte dalla loro scelta professionale di cantanti, perché per insegnare è necessario “mostrare come si fa”, ma ci sono anche insegnanti di canto che non hanno una vera vita professionale, o ce l’hanno in parte o anche non l’hanno mai avuta per vari motivi, e decidono di non essere protagonisti e di dedicarsi piuttosto alla formazione. Io ho sposato l’importanza di mettere al centro la Persona, la sua Salute e le sue tendenze, di accompagnarla verso la propria Vocalità Naturale cercando di sciogliere i vizi di stile, il più delle volte dannosi. Poi in una fase più o meno successiva, si vede assieme qual’è il repertorio e il genere al quale ci si sente attratti e partendo da questo, assieme alla sua personalità vocale, potremmo scegliere la tecnica più adatta al suo percorso. Tutto è estremamente relativo, in quanto, a differenza di una scuola tipo il conservatorio, o quelle che formano musical performer, in cui il programma viene svolto e distribuito in un certo lasso di tempo, anche con pratiche quotidiane, la scuola privata di musica ha una durata di percorso dipendente solo ed esclusivamente dalla persona che si iscrive. E’ possibile che per vari motivi uno interrompa il corso prima di aver acquisito fino in fondo la tecnica e il metodo. Inoltre, non dimentichiamo che, l’abilità di trasmettere una tecnica dipende dalla capacità empatica del maestro di sentire il corpo dell’allievo, traducendo attraverso il proprio, e dalla sequenza degli esercizi scelta e proposta. Una grossa fetta del lavoro è fatta dall’imitazione spontanea, intuitiva e per assonanza, del proprio Maestro o Vocal coach, e questo a volte è positivo e a volte meno.

Foto tratta dallo spettacolo “Mandami a dire” per la regia di Marco Casazza, di un momento molto intenso in cui un canto composto da me e Gianpaolo Rampini ad hoc sul testo Mandami a dire di Pino Roveredo esprimeva tutta la rabbia del non riuscire ad uscire dalla dipendenza dall’alcool e dalle sue fasi distruttive, ladre della dignità umana.

La mia esperienza parte da una formazione jazz, in cui più le timbriche e i registri erano diversi, più la voce diventava intrigante e espressivamente unica. Poi ho iniziato una collaborazione di più di vent’anni con un compositore che prediligeva lo stile secco e duro del canto popolare tradizionale e di denuncia legato alla zona balcanica e mitteleuropea. Questo era un canto spinto, a laringe alta, in cui la durezza dell’interpretazione di denuncia, e l’espressività facciale richiesta mi portavano spesso a irrigidire necessariamente i muscoli che sostenevano la laringe in quella posizione. Nel frattempo ho usato la voce anche come attrice, in cui la vocalità è strettamente legata al personaggio e alla sua storia, alle sue emozioni, una vocalità sempre diversa, e poi ancora ho unito il canto alla recitazione ideando dei recital, in cui sono stata invece più libera di scegliere la tecnica da usare, ma il massimo della leggerezza e agilità le ho sperimentate cantando e interpretando le favole per bambini. Il compositore del gruppo folk ad un certo punto è diventato più romantico e più melodico e io ho cominciato a rilassare sempre di più la mia laringe. La mia professionalità mi ha costretta ad essere in grado di passare dallo stile jazz più “strumentale” e più microfonico, al canto popolare spinto di petto in belting, al canto attoriale ogni volta dipendente dal personaggio da interpretare e al canto favolistico per bambini più simile al “musical”. Sono stata costretta a studiare e acquisire più tecniche vocali molto diverse tra loro, e devo dire che non è sempre stato facilissimo, ma molto divertente e mai noioso. Certo è che come Vocal coach, ho oggi la possibilità di offrire tecniche diverse a seconda delle caratteristiche della persona che incontro, rispettando la sua personalità, la sua espressività e soprattutto la sua Salute, non solo vocale. 

A proposito di tendenze. In questi ultimi anni la tendenza è quella di alleggerire sempre di più il lavoro tecnico e uniformarlo ad uno standard filoamericano, il registro di Mix. Considero che ci siano i pro e i contro su questa scelta e ci sono alcune considerazioni da fare. La vocalità o registro di Mix è quella più vicina all’impostazione lirica, quindi richiede una posizione della laringe più neutra, “galleggiante”, ma mai alta come nel belt, quindi non naturale, in quanto la nostra espressione emotiva del volto ci porterebbe a muovere la laringe a volte in modo diverso, più estremo. La tecnica di petto a laringe alta va studiata con particolare attenzione proprio perché a volte può essere estrema la pressione alle corde. L’espressione del volto nella tecnica di Mix è sì, sempre completamente rilassata, e questo è buono, ma è anche mai libera di esprimere con coerenza fino in fondo. La foga rock o l’espressione struggente interpretativa, ad esempio, trovano inevitabilmente anche l’ostacolo del controllo della pressione dell’aria sottoglottica. Da cui risulta importante rendere abile e consapevole il cantante di come adattare le diverse tecniche al suo sentire espressivo interpretativo. Il registro di Mix è una tecnica necessaria per i performer del Musical, che come nell’ambito classico, hanno le tonalità dei brani fissate, ma a differenza, sono voci microfonate e quindi possono benissimo essere sempre “leggere”. L’inevitabile “stabilità” della laringe nella posizione neutra toglie la “profondità” espressiva, cercate di comprendermi, in teatro per autenticità si intende ad esempio la scuola dell’Actors Studio fondato sul notissimo metodo Stanislavskij, in sostanza, nel registro di Mix, la verità, l’autenticità è filtrata. Poi non dimentichiamo che questa tecnica è molto usata e proposta dai paesi anglosassoni, tipica dello stile Soul, in cui la lingua inglese di per sé è uniformante e l’articolazione che comporta è molto, molto più ridotta rispetto a quella italiana. Un punto a favore è da segnalare sul metodo portato avanti da Brett Manning che ha aggiunto più presenza e più espressività all’impostazione pura dello Speach Level Singing di Seth Riggs.

Quindi? Una mia cara amica professionista nell’ambito del Musical sostiene questo che io sposo assolutamente: “Tutte le tecniche hanno qualcosa di interessante da tenere per sé, è importante sperimentare e fare proprio ciò che sentiamo, il resto è da lasciare andare”. Quindi io suggerisco una fatica in più, un tempo più lungo di sperimentazione, per una vocalità più identificativa, più unica e sicuramente più espressiva e autentica, quindi più emozionante.

Qui sotto allego un’interessante articolo sul canto Pop di un esponente del metodo Voicecraft di Jo Estill.

UNA TECNICA MODERNA PER UN CANTO MODERNO.
ALEJANDRO SAORIN MARTINEZ

Il canto moderno (pop, rock, country, gospel, ecc.) è strettamente legato alla tecnologia elettronica di cui si dispone, e questo è un punto importantissimo per capirne le differenze fondamentali con il canto classico (opera, liederistica, rinascimentale, ecc.)
Soprattutto nella tradizione operistica un cantante deve essere in grado di riempire un teatro con la potenza della propria voce e farsi sentire con un volume tale da sovrastare un’ intera orchesta di strumenti. Inoltre la estensione richiesta è prestabilita da una tradizione centennale e un tenore non può, per esempio, decidere di abbassare un’opera di qualche semitono per ovviare ad eventuali sue difficoltà nel raggiungere le note più acute.
Nel canto moderno le regole sono diverse, e c’è un rapporto strettissimo con la tecnologia elettronica al punto che il cantnante moderno si trova a fare i conti addirittura con un nuovo strumento: il microfono, che se da una parte risolve il problema acustico del volume, dall’altra complica le cose amplificando anche tutti i difetti della voce. C’è inoltre un problema di percezione molto importante legato all’ ascolto del cantante stesso della propria voce, che avviene sul palco tramite un monitor o un auricolare (ear monitor). Inoltre a seconda di come il cantante ascolta la propria voce le sue risposte vocali possono essere diverse.
Le canzoni moderne di solito vengono interpretate da cantanti diversi che hanno diverse estensioni ed è una pratica comune adattare le tonalità di un brano alle possibilità vocali del cantante in termini di estensione. La priorità per il cantante sta nella ricerca espressiva che viene considerata più importante di ogni virtuosismo, invece così fondamentale nel canto classico.
Tengo a precisare che faccio questa analisi da musicista moderno con una formazione classica, senza voler dare nessun giudizio di valore ma con l’unico intento di far chiarezza sull’ importanza di differenziare il canto a seconda dello stile, per poter usare una tecnica adeguata alle esigenze vocali di ogni genere, anzichè adattare il canto alla tecnica.
Jo Estill nel suo lungo percorso di ricerca scientifica introduce il concetto di qualità vocale. Io umilmente mi baserò sul suo lavoro per spiegare le differenze fra canto moderno e classico.
Dalle ricerche di Jo Estill risulta che nel canto lirico la massa delle corde è piuttosto spessa, la cartilagine tiroidea inclinata, la laringe fondamentalmente abbassata, lo sfintere ariepiglottico ristretto per favorire lo squillo (twang), il colore o timbro è costante. Naturalmente non si può cantare Wagner come si canta Donizetti, ad esempio, ma le caratteristiche fisiologiche fondamentali sono simili.
Nel cantante moderno la massa delle corde è molto variabile. Ad esempio le strofe delle canzoni, generalmente medio basse, vengono fatte con una timbrica diversa dai ritornelli, di solito più acuti. La larige generalmente non viene abbassata perchè questo scurisce il suono, cosa non molto gradita, la cartilagine tiroidea non sempre è inclinata ma la cartilagine cricoidea talvolta sì; per esempio nella parte più acuta delle canzoni del miusical e in molti brani rock lo sfintere ariepiglottico si restringe, specie nell’ acuto, anche se non necessariamente. Inoltre c’è una netta differenza nell’ utilizzo della respirazione: mentre nel canto classico si ricerca la profondità del respiro che garantisce abbondanza di aria per eseguire lunghe frasi, nel moderno c’è più libertà e le frasi sono generalmente più corte, quindi il respiro molte volte è più breve e veloce.
La necessità di ottenere un suono di grande ricchezza armonica e molto potente fa si che nel canto lirico venga sacrificata la pronuncia, cosa invece importantissima per il cantante moderno per il quale la cosa più importante è l’ emozione trasmessa tramite le parole. Anche questo causa una differenza fisiologica tra le due forme di canto. Potrei dire che nel canto moderno a beneficio delle consonanti troviamo una lingua piuttosto neutra, che accompagna liberamente le vocali modificandosi a seconda dell’ altezza della nota mentre nel canto lirico la differenza fra le vocali deve essere minore per ottenere un suono omogeneo. Questo è quello che Jo Estill chiama “compressione della lingua” la quale prende una posizione piu standard per tutte le vocali.
Dato che le corde vere vibrano tramite il passaggio dell’ aria vi chiederete perchè non ho parlato della respirazione. Dalle ricerche di Jo Estill si evince che il fiato non è sempre l’unico ed esclusivo responsabile dei problemi canori. Vi sono infatti enormi possibilità di controllo che si possono ottenere agendo sui muscoli che determinano i movimenti della laringe.
Un ultimo accenno alla definizione di registro vocale che tuttora adoperiamo. Diciamo che quando parliamo di tenore ci riferiamo alla voce piu acuta nei maschi, ma dato che la massa delle corde adoperata nel canto moderno è variabile, possiamo dire che quelli che raggiungono le note più acute non sono i tenori ma i baritoni e i bassi, perchè questi possono raggiungere note molto più acute tramite l’assottigliamento delle corde. Avendo inoltre una maggior lunghezza delle corde, possono raggiungere anche note più basse. E’ difficile trovare una cantante pop che passi il sol acuto ma e piu probabile che faccia anche il sol basso. Questa è una estensione da contralto ma se si ascoltano Giorgia o Lisa Minelli troveremo delle voci chiare e apparentemente acute. Forse bisognerebbe trovare un’ altra definizione di estensione per il canto moderno, ma forse sto chedendo un po’ troppo?
Per concludere vorrei dedicare due righe all’ utilizzo del microfono. Jo Estill non ha mai amato questo strumento ma io penso che senza di esso probabilmente non avremmo mai potuto ascoltare una voce fantastica come quella di Bobbi Mc Ferrin. Senza l’ amplificazione i falsetti fatti in pianissimo non si sarebbero sentiti. Ma questo strumento implica un cambio di percezione: il cantante sente la sua voce amplificata elettronicamente e molte cose risultano più facili al microfono. Nella mia esperienza ho notato che le voci più piccole al microfono sono molto più belle delle voci più grandi, ma tutto questo è sempre relativo poichè il canto è un’ arte e l’artista è sempre qualcosa in più di uno strumento per trasmettere emozioni.